MARCA: al prima fiera del 2020, ma i prodotti sono rimasti quelli del 2019

La prima fiera 2020 che vede coinvolto il mondo BtB dell’Alimentare è MARCA rassegna dedicata, come dice il nome stesso, al mondo della Marca del Distributore (MDD) e a dire il vero anche non food, che quest’anno aveva pure un padiglione dedicato. Nonostante sia un evento fieristico in crescita, con 900 espositori e ben 6 padiglioni impegnati per un totale di 43.000 mq di superficie espositiva – cioè un +13% rispetto all’edizione precedente con grande soddisfazione di Bologna Fiere -, la sensazione che io ho avuto visitando MARCA è stata di déjàvu. Si sente tanto parlare della MDD come driver dell’innovazione dei prodotti di largo consumo, ma in concreto a questa fiera non ho notato grandi novità di prodotto fra gli stand. Tanti piatti pronti, ma anche tanti prodotti conservati, tanto BIO e tanti salumi – alla faccia della sostenibilità la buzzword de momento -, ma nessun nuovo prodotto in particolare che mi abbia colpito. Sarà che le aziende si preparano a sfoderare le innovazioni del 2020 a inizio Maggio per CIBUS, la più importante fiera del settore Food in Italia? Sarà che il focus degli uffici R&D delle aziende Alimentari dal prodotto si è spostato sul packaging per inseguire l’obiettivo di avere imballaggi più ecologici?

Girando tra i padiglioni della fiera di Bologna c’erano praticamente tutte le insegne della distribuzione, da Conad a Coop a Pam a Despar – unica grande assente Esselunga -, ma soprattutto c’erano le aziende di produzione che partecipano a questa fiera perché aspirano a diventare copacker della GDO. Attenzione però a non chiamale copacker ma partner della MDD perché – come ha dichiarato Giorgio Santambrogio, presidente dell’Associazione Distribuzione Moderna, durante il convegno inaugurale di MARCA – tra queste aziende fornitrici e le MDD s’instaura un vero rapporto di fiducia consolidato e indirizzato ai comuni obiettivi di soddisfare il consumatore anche quando questo chiede sostenibilità. In effetti i dati presentati da The European House – Ambrosetti a MARCA ci dicono che il 98% delle 1.500 aziende che sono partner della MDD in Italia hanno contratti di fornitura che durano nella media più di due anni e il 50% più di 8.

La stessa parola sostenibilità, il mantra della fiera MARCA, l’abbiamo imparata già bene nel 2019 grazie alle manifestazioni della generazione Greta e anche allo spot del carrello Coop, ma ho idea che ce la porteremo dietro ancora per tutto il 2020. “Il contributo della Marca del Distributore alla sfida dello sviluppo sostenibile del Paese” era persino il titolo del convegno di apertura della fiera e metteva l’accento sul ruolo delle private label nell’educare e garantire i consumatori verso la sostenibilità dei prodotti, anche quando vengono acquistati a prezzi accessibili. La GDO insomma si farebbe promotore di una filiera responsabile e di mettere a scaffale a suo marchio dei prodotti realizzati secondo criteri di tutela dell’ambiente e dell’economia circolare, di rispetto delle condizioni di lavoro e anche del benessere animale. Tutto questo, sempre secondo la ricerca condotta per MARCA da The European House – Ambrosetti, per 4 motivi che rendono oggi prioritario per ogni leader d’impresa occuparsi di sostenibilità: perché è un grande trend per i cittadini; perché è una responsabilità sociale dell’impresa; perché è un fattore competitivo; perché favorisce l’attrazione dei capitali d’investimento.

Insomma, il 60% della GDO riconosce la sostenibilità come strategica per continuare a crescere nel 2020 ma solo il 52% delle aziende manifatturiere in Italia è oggi sostenibile, sempre secondo la survey di Ambrosetti. Sarà di sicuro un caso, ma nel 2019 i dati IRI ci dicono che la Marca del Distributore è cresciuta del +4,6% cioè ad un ritmo tre volte superiore rispetto a quello dell’industria alimentare italiana. Il fatturato della MDD ha raggiunto lo scorso anno 10,8 miliardi di euro e pesa il 30% della crescita totale del settore Food & Beverage. Oggi l’assortimento di prodotti private label presenti sugli scaffali della GDO conta ben 1.641 referenze medie per punto vendita, mentre la quota di mercato che nel 2019 è stata del 19,9% pare sia destinata ad arrivare al 25% nel 2020 sempre secondo Ambrosetti.

Infine, a pensarci bene, di diverso dal solito a MARCA mi ha colpito solo un grande stand di Amazon che non si poteva non notare all’ingresso Nord e che non aveva dei prodotti esposti, ma del personale disponibile a fornire informazioni di contatto con la piattaforma di vendita online. Chissà che fra qualche anno l’azienda di Jeff Bezos non partecipi a MARCA anche in cerca di partner per realizzare i sui prodotti food a marchio ripercorrendo esattamente la stessa strada che hanno fatto le insegne della GDO fino ad ora.

Valentina Lanza