Calano le vendite di pasta in GDO, crescono i format in ristorazione

Siamo il Paese della pasta, le stime ci dicono che gli italiani ne mangiano 26 Kg pro capite l’anno, ma negli ultimi anni abbiamo assistito ad una progressiva riduzione dei consumi di questo alimento. Il mercato della pasta secca  in GDO ha chiuso il 2018 con un -4,8%  in volumi di vendita e un -3,5 a valore (dati IRI),  ma dal 2011 al 2017 il calo è stato di ben il 7% mentre il prezzo al kg della pasta di semola è in caduta libera.

La principale causa di questo fenomeno è certamente la demonizzazione dei carboidrati nelle diete che per moda, non per salute, sono diventate iper proteiche. Ma c’è anche un secondo fattore che ci ha spinto a mangiare meno pasta: sono sempre meno le persone che rientrano a casa a mezzogiorno. Si stima che la pausa pranzo degli italiani duri oggi in media 34 minuti per persona. Insomma, uno stile di vita più frenetico, che prima riguardava soltanto le grandi città, ora si è diffuso in tutta la nostra Penisola e si è portato dietro il calo dei consumi di pasta che è sempre stata  preparata principalmente per il momento del pranzo.

Negli ultimi tempi, però, ho notato un fenomeno apparentemente divergente: stanno nascendo come funghi nuovi format di ristorazione veloce che propongono principalmente pasta. Dopo le mode etniche del ramen, quella dei dumplig e quella del pokè bowl, pare che oggi nel fuori casa si ritorni a mangiare la pasta 100% italiana e preparata nelle ricette della nostra cucina nazionale.

Di recente hanno aperto a Milano – la città in cui si manifestano per primi tutti i trend del Food in Italia –  luoghi di ristorazione come Pasta à Gogo o Pasta Fresca Democratica dove si può ordinare una cup da asporto o un normale piatto e customizzarli secondo i propri gusti scegliendo sia il formato di pasta fresca, lisca o ripiena, che il condimento. C’è poi chi si è specializzato in uno specifico tipo di pasta locale come L’Anlot e Oltre dove si possono trovare a Milano gli agnolotti tipici di Tortona o Belin un laboratorio di pasta fresca e sughi liguri;  oppure ci sono attività commerciali come Pasta Fresca Brambilla e Pasta Fresca da Giovanni nate come produzione di pasta fresca fatta a mano ma che adesso permettono sia di acquistare che di consumare sul posto.

In particolare è interessante la storia di Miscusi la startup fondata da due giovani trentenni, Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese, che già nel 2017 avevano intuito che c’era un buco di mercato e che abbondavano le catene di  successo di pizza, hamburger, sushi, ma ne mancava una specifica sulla pasta, l’alimento base della dieta Mediterranea, il prodotto che in GDO vende oltre 800 milioni di kg in un anno tra fresca e secca per il consumo domestico. Così hanno ideato Miscusi  un concept di ristorazione che oggi ha già aperto 7 punti vendita fra Milano, Torino e Bergamo grazie ai 5 milioni di euro di capitali ottenuti dal fondo di venture capital Milano Investment Partners. Il format è basato sulla produzione quotidiana di pasta fresca e sulla scelta di diverse soluzioni d’impasti fatti con semole 100% italiane da abbinare a piacimento a diversi condimenti sia tradizionali che innovativi. L’ambiente riproduce quello tipico delle osterie e non c’è servizio al tavolo a pranzo, ma solo la sera. La spesa media si aggira intorno ai 8-9 euro per un piatto di pasta e acqua in caraffa riempita autonomamente dalla fontanella interna al locale. Ma la forza di  Miscusi è stata anche quella dei social network nei quali i due fondatori hanno creduto fin dall’inizio come mezzo imprescindibile oggi per trainare clienti nei ristoranti.

Per fortuna, anche fra brand del largo consumo c’è qualcuno che si è accorto che gli italiani amano ancora mangiare la pasta, solo occorre proporgliela in soluzioni differenti e più vicine alle loro abitudini quotidiane.  Giovanni Rana, ad esempio, sta testando da pochissimo in Esselunga quattro ricette dal nome Chef in Micro, ovvero “la schiscetta secondo Rana”, pasta fresca da cuocere al microode in 5 minuti unendola al condimento . Il tutto viene venduto in confezioni da 1 porzione il cui costo si aggira intorno ai 5 euro. Mentre, fra i brand della pasta secca si dice che anche Rummo stia per lanciare una soluzione di pasta al microonde simil Rana, mentre Barilla continua da anni ad investire sul progetto Cucina Barilla che propone un abbonamento a 35 euro al mese per ricevere uno speciale forno a microonde Whirlpool in comodato d’uso e 9 kit pasto da due porzioni a scelta fra oltre 40 ricette, non solo di pasta. Le analogie con il sistema Nespresso, che ha impiegato anch’esso molti anni prima di decollare, sono evidenti:  in primis il modello di revenue che punta a guadagnare sulla vendita ricorrente delle ricette, non sul forno, ma anche la vendita esclusivamente nel canale online e in alcuni temporary shop.

Insomma, la pasta non sarà mai profeta in patria!

VL