Tuttofood 2019 e le tendenze del settore Alimentare che ho notato

Sono due le grandi fiere nel settore Alimentare in Italia e cadono sempre nel mese di Maggio: Cibus si svolge a Parma e negli anni pari; Tuttofood a Milano in quelli dispari. Per questo il 2019 è stato l’anno dell’evento meneghino di cui sono reduce  proprio in questi giorni, vista la fatica che comportava attraversare gli enormi spazi della fiera di Rho per muoversi fra i ben 10 padiglioni allestiti per la manifestazione.

Nell’ultima edizione di Tuttofood, che si è svolta dal 6 al 9 Maggio, le aree espositive erano organizzate in questo modo: quattro erano i padiglioni principali dedicati ai prodotti e alle aziende più tradizionali del made in Italy e ospitavano anche alcuni stand provenienti da diversi paesi nel mondo come USA, Canada, Cina, India ecc.; un padiglione intero era dedicato esclusivamente alla carne e i suoi derivati e un altro, di fianco, solo ai latticini e alle produzioni casearie; un’ area di esposizione era per i prodotti surgelati e una per i dolci e prodotti da forno; infine la novità di quest’anno ovvero lo spazio Tuttowine realizzato in partnership con l’Unione Italiana Vini. A questo si aggiungevano due padiglioni di Seed&Chips dedicati principalmente alle conferenze di quello che si definisce il summit internazionale su food e innovazione, nato in occasione di Expo 2015 e che idealmente ne è l’erede. Io li ho girati in lungo e in largo per scovare le novità e soprattutto per tentare di cogliere, se ci sono, connessioni fra le proposte dalle aziende espositrici.

La mia impressione è che il leitmotiv più evidente a Tuttofood del 2019 siano stati i legumi. Al di là del consumo tradizionale di questi alimenti, cotti in vasetto o in latta, li troviamo come ingredienti con cui sono fatti pasta, cracker, chips, biscotti e snack di ogni genere e tipo, oltre che inseriti nei mix con la frutta secca e le noci, ma anche come farine per uso professionale. Il claim che viene evidenziato su tutte le confezioni di questi prodotti è la percentuale di proteine vegetali che i legumi apportano. Infatti, il motivo per cui oggi i legumi sono tanto richiesti è che rappresentano un’alternativa alle proteine di origine animale che i consumatori cosiddetti flexitariani, o semplicemente attenti, cercano di ridurre nella propria dieta quotidiana. I prodotti più buoni che ho assaggiato sono certamente i mix di semi con lenticchie e broccoli proposti dall’azienda Life, realizzati anche in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi e con il nobile intento di promuovere la cultura del mangiare sano come prevenzione delle malattie. Nella pasta secca l’utilizzo di farine di legumi è il trend che subentra a quello delle farine integrali. Le vendite ci diranno poi se, in quanto a gusto, i nuovi prodotti di pasta fatti con farine di legumi saranno all’altezza dei precedenti integrali e soddisferanno  i consumatori italiani, particolarmente esigenti su questo tema.

Altro orientamento molto evidente a Tuttofood 2019, che ricalca gli andamenti del mercato alimentare in grande distribuzione, è l’esplosione dei prodotti freschi con alto contenuto di servizio. Si è partiti dalle insalate in busta e ora siamo arrivati alla frutta in soluzioni già pulite e pronte da mangiare, ai mix centrifugati o estratti e arricchiti con ingredienti esotici e funzionali ma rigorosamente senza zuccheri (aggiunti); alle verdure cotte a vapore e alle zuppe con l’aggiunta dei legumi e dei cereali più originali come il sorgo o i lupini. Proprio le zuppe meritano una menzione particolare perché noto che sta crescendo anche in Italia l’entusiasmo per questo piatto – che avevo notato già molto negli USA – grazie a soluzioni intelligenti dal punto di vista del packaging, ad esempio le zuppe fresche in cup, che si scaldano al microonde e si bevono proprio come un cappuccino di Starbucks; oppure quelle di Life Soup con le verdure fresche che l’orto offre in ogni stagione, pulite, tagliate e confezionate dentro vasetti di vetro trasparente in cui occorre solo aggiungere dell’acqua e con 8 minuti in microonde la cena è pronta.

Tendenza che è già evidente da tempo nei prodotti proposti fra gli scaffali della GDO, ma che le aziende alimentari continuano a cavalcare è quella del cibo etnico. Ora che ormai in tutte le province italiane e non solo nelle grandi città l’abitudine di mangiare fuori casa il sushi e il kebab è sdoganata, i produttori di pasta fresca passano dalle tagliatelle al ramen, dai ravioli ai dumpling e le zuppe sono proposte in ricette orientali. Mentre, il momento della colazione è più influenzato da tendenze esterofile che arrivano dagli USA e dall’Inghilterra con un proliferare preparati che permettono di preparare in pochi minuti porridge o i pancake o bowl di cerali e frutta secca ovviamente da abbinare a bevande vegetali più svariate da quelle di avena a quelle di pisello giallo e di ceci che non avevo mai assaggiato prima di Tuttofood.

Per quanto riguarda  ingredienti più tradizionali della cucina italiana, ormai considerati commodity – come olio, farina e pomodoro – assistiamo ad un enorme sforzo creativo dei reparti Marketing e R&D delle aziende nel tentativo di trovare un elemento differenziante tra una marca e l’altra. Nelle farine già negli scorsi anni si è fatto molto per ideare mix adatti ad ogni tipo di ricetta, dalle torte alle pizze, e adesso la sfida sembra essersi spostata sul packaging dopo l’intelligente innovazione del brick di Molino Rossetto con comoda chiusura ermetica. Nel mondo dei rossi – che si tinge anche di giallo e di tante altre sfumature di colori nei quali si fanno ora le passate – le diverse regioni d’Italia si contendono il titolo del pomodoro più dolce: dalle varietà siciliane (anche quando autoctone non sono come ci insegna la storia del pachino) a quelle toscane, emiliane, pugliesi ecc.

Infine, le tanto rinnegate proteine animali, come carne e salumi che di fatto oggi non hanno trend di mercato positivi, eccetto quando si trovano nei piatti pronti di gastronomia. Fra le aziende che esponevano queste categorie a Tuttofood 2019 il claim più ricorrente che ho notato era “senza antibiotici” proprio come per le uova.  Perché se è vero che la gente consuma meno prodotti animali, su quelli che effettivamente acquista cerca rassicurazioni di qualità ed è anche disposto a spendere di più. Stesso discorso, lo abbiamo detto, vale per le uova che il consumatore cerca soprattutto bio e allevate all’aperto, ma che a Tuttofood sono state proposte anche in soluzioni ad alto contenuto di servizio, ovvero già pronte in brick per specifiche ricette o già miscelate con gli altri ingredienti.

Certamente mi sarò persa qualcosa, ma una manifestazione come Tuttofood richiederebbe davvero quattro i giorni per serre visitata con attenzione. Spero però di avervi offerto insieme al mio punto di vista anche qualche spunto interessante sulle innovazioni del mondo Food. Sarà poi la prova del supermercato che ci dirà nel tempo quali di questi nuovi prodotti colpiranno l’attenzione del consumatore, oltre che la mia.

VL